NEW SKILLS AT WORK

NEW SKILLS AT WORK
All’Università Bocconi di Milano il convegno di presentazione dell’iniziativa “New Skills at Work: Employment and Productivity in Italy” , una partnership tra l’Università e JPMorgan Chase Foundation.
Presenti oltre al Rettore, Andrea Sironi e al Ministro Stefania Giannini, Guido Nola e Vittorio Grilli (Chase), Tito Boeri (INPS), Gianfelice Rocca (Techint, Assolombarda), Stefano Scabbio (Manpower), Marcella Panucci (Confindustria) e Serena Sorrentino (CGIL)
Affrontati temi quali la grande crisi che ha colpito l’Italia dal 1990 in poi, l’occupazione di giovani e lavoratori anziani, il ricambio generazionale e il sistema pensionistico, la produttività delle imprese (con un occhio alle PMI) con particolare risalto dato allo “skill mismatch” tra le competenze offerte e richieste dal mercato quale causa principale della crisi occupazionale ed economica generale.
Esaminate inoltre le caratteristiche fondanti delle recenti riforme del mercato del lavoro (Jobs Act) e della scuola (La Buona Scuola), la centralità dell’alternanza scuola-lavoro e dei processi di internazionalizzazione e le attuali preoccupanti carenze del sistema dell’istruzione/formazione nel suo complesso.
Con forza é emersa l’importanza della ricerca, dell’innovazione e della digitalizzazione del sistema Italia perchè possa tornare ad essere competitivo sui mercati nazionale e internazionali e la necessità non procrastinabile della formazione in tal senso dei giovani (ma anche del formatori !) per rispondere alle sfide continuamente mutevoli della globalizzazione.

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2 pensieri su “NEW SKILLS AT WORK

  1. Il Governo e le PARTITE IVA
    In un intervento al convegno odierno in Camera di Commercio a Milano organizzato dalla Fondazione Welfare Ambrosiano, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti ha manifestato interessanti aperture a nuove concezioni delle politiche del Lavoro in un senso (quasi) neoliberista, basate sulla collaborazione pubblico-privato e sulla fiducia nelle imprese, criticando chi si mette sempre “in difesa del passato” (allusione alla CGIL presente al convegno ?) anziché assumere posizioni più avanzate in linea con le continue trasformazioni in atto.

    A tale proposito ha accennato alla funzione importante delle Partite IVA sulle quali è intervenuto il Governo e anche su questo tema riportiamo un intervento su Adapt di Emanuele Massagli:
    “Le novità in materia di tutela dei lavoratori autonomi non sono inaspettate: il Governo è intervenuto su nodi rilevanti e da tempo noti, con soluzioni di ampliamento delle tutele della “partita IVA” piuttosto tradizionali nella tecnica: difesa del lavoratore autonomo nelle transazioni commerciali (divieto alle clausole vessatorie), deducibilità delle spese per la formazione, accesso ai servizi di orientamento e riqualificazione, partecipazione agli appalti pubblici, indennità di maternità e congedi parentali, tutele per la malattia e l’infortunio. Si tratta di interventi che certamente rafforzano la “sicurezza” del lavoratore autonomo sul mercato, cucendogli addosso delle forme di protezione tipiche del lavoratore dipendente, con l’intento di superare alcune delle difformità di tutela che permangono tra i lavoratori “standard” e gli indipendenti.
    Con ritardo il Governo si è accorto che nonostante la legislazione avversa del Jobs Act la crescita delle partite IVA non è un fenomeno ostacolabile per decreto, perché sempre di più è questa la sola forma di lavoro flessibile che si concilia con le modalità di svolgimento dei nuovi lavori, in particolari quelli del quaternario e del servizi tecnologici e informatici. In altri termini, questi collaboratori non sono vittime di un meccanismo di sfruttamento e precarizzazione, ma sempre più spesso indipendenti per scelta. A disagio, di conseguenza, se regolati da una normativa che concepisce la partita IVA come un abuso o un fenomeno residuale del mercato del lavoro. Il Governo ha voluto correggere questo “sguardo” distorto del diritto del lavoro (non riuscendo però a stravolgerlo), accogliendo buona parte delle proposte che negli anni sono state formulate da addetti ai lavori e dalle stesse associazioni di rappresentanza del settore (o sedicenti tali)”

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  2. HOLOCRACY (da HRDIVE)

    “Gallup notes that Google also once attempted a no-bosses style of management – and returned to having managers six weeks after the attempt began. The company cited “people issues” that couldn’t be handled effectively without managers, and that workers with good managers had lower turnover and better performance.
    If anything, holacracy has put the role of the manager into stark perspective. Gallup’s data shows that employees need a manager who will listen to them regularly about responsibilities, progress and problems, calling this “vital” to performance. Not having a defined person for such a task may be why Google turned away from the “no-bosses” approach so quickly – and may explain why Zappos is still seeing some struggles. Time will tell if holacracy eventually settles in comfortably”.

    Dubbi sul sistema manageriale detto “Holacracy” ripudiato da Google dopo poche settimane e messo in atto con molte difficoltà da Zappos. L’assenza di managers (no-bosses) in una organizzazione piatta non appare facilmente “digeribile” da molti collaboratori che rimangono senza punti di riferimento, diminuendo la loro soddisfazione e aumentando il turnover: il tempo dirà se questo modello organizzativo degerarchizzato riuscirà da avere il successo auspicato ormai quasi dieci anni fa dai cofondatori Brian Robinson e Tom Thomison.

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