LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE, “The Future of Jobs”

Riportiamo un bellissimo articolo di Paolo Fiore che descrive perfettamente il passaggio attuale nel che si sta verificando nel mondo, dal punto di vista economico e sociale.
Da: Scenari (Paolo Fiore su l’Espresso)
“The future of jobs”, report del WEF (World Economic Forum)
A guidare quella che il Wef definisce “quarta rivoluzione industriale” saranno mobile, cloud technology, big data, energie rinnovabili, internet of things, sharing economy, robotica, veicoli autonomi, intelligenza artificiale, biotecnologie e stampa 3D.
Il report stima che esuberi, automazione e disintermediazione porteranno a una perdita di 7,1 milioni di posti di lavoro. Allo stesso tempo, ne verranno creati 2,1 milioni, in comparti sempre più specializzati.
La quarta rivoluzione industriale non dipende solo dai settori in rapida evoluzione, ma anche dal mondo nel quale si sviluppano. Cambierà la natura stessa del lavoro, sempre più flessibile. Incideranno anche il rafforzamento delle classi medie nei mercati emergenti (con Cina e India in testa), i cambiamenti climatici e lo sfruttamento delle risorse naturali, l’instabilità geopolitica. Ma cambieranno anche i consumatori, sempre più attenti a sostenibilità e privacy. La longevità sarà un fattore determinante, così come l’emergere del fattore “d”: le donne saranno una forza demografica e lavorativa. A patto di volerlo.
Sarà un mondo del lavoro a due velocità. Le nuove opportunità lavorative arriveranno da architettura, ingegneria, matematica e informatica. Mentre pagheranno il settore amministrativo (nel quale si concentrano i due terzi dei posti persi) e il manifatturiero, “soprattutto a causa di tecnologie come le stampanti 3D”.
Klaus Schwab, fondatore del Wef, commenta: “Senza azioni urgenti e indirizzate per gestire questa transizione e costruire una forza lavoro capace di affrontare le nuove competenze, i governi dovranno affrontare disoccupazione, diseguaglianza e riduzione dei consumi senza precedenti da qui al 2020”.
E l’Italia ?
L’Italia non fa eccezione: l’outlook sull’occupazione dei prossimi anni è negativo. A risentirne saranno
soprattutto il settore commerciale, quello amministrativo e il manifatturiero. Ma anche pesca, allevamento e agricoltura. Cresceranno invece la logistica, i servizi legali e finanziari. E i posti di lavoro legati all’informatica e all’ingegneria.
Il cambiamento è più lento del necessario. L’incapacità di capirne la portata è solo una delle spiegazioni. E, almeno in Italia, non la principale. Il report ha infatti chiesto alle imprese quali siano le barriere che impediscono un cambio di passo. E qui emergono le prime differenze tra i Paesi esaminati. In Gran Bretagna e Germania, a guidare la classifica sono “la mancata comprensione del cambiamento” e la “penuria di risorse” a disposizione. I francesi puntano il dito contro la distanza tra le competenze della forza lavoro attuale e quelle richieste dall’innovazione. E l’Italia? La “scarsa comprensione” è terza. La crisi solo seconda. Primeggia invece la miopia, che il report chiama “pressione degli azionisti e obiettivi di breve termine”.
Dice il WEF: se i governi (ancor prima delle imprese) non si muovono, si va incontro a un quadro “senza precedenti” (in negativo). Quali sarebbero allora i passi da fare? Anche questa domanda è stata rivolta agli specialisti italiani del settore. Che puntano su riqualificazione dei lavoratori, un rapporto più stretto tra scuola e imprese, mobilità, capacità di attrarre talenti e (in fondo alla classifica) valorizzazione del talento femminile. Un elenco che fa emergere lo scollamento tra la realtà e quello che servirebbe.
La formazione (digitale)? Solo un dettaglio !!!
Nella lista dei desideri primeggiano gli “investimenti per la riqualificazione dei dipendenti attuali”. In primis verso le competenze digitali. Eppure la riqualificazione è spesso demandata agli stati di crisi, come medicina e non come vaccino.
Non funziona neppure la formazione. I centri per l’impiego restano inefficienti e le ore di formazione
all’interno delle aziende sono pochissime. L’Osservatorio delle Competenze Digitali ha sottolineato il ritardo nella transizione, anche a causa di una formazione povera, ridotta a dettaglio: le giornate di formazione sono in media 6,2 all’anno nelle aziende Ict , 4 nella pubblica amministrazione e 3 nelle aziende utenti.
La catena scuola­lavoro non funziona
L’Osservatorio mette in luce anche un’altra crepa (anch’essa indicata dal Wef tra i fattori di cambiamento): la “collaborazione con scuole e università”. C’è ancora “un gap di competenze” tra domanda delle imprese e offerta di competenze. In altre parole: le aziende hanno fame di lavoratori (ingegneri e informatici su tutti) che nessuno produce. “Scuola e università – si legge nel report – dovranno rivedere e adeguare la propria offerta formativa ad un mercato del lavoro che necessita sempre più di professionalità digitali”.
Il 60 per cento delle aziende dichiara di avere rapporti continuativi con il mondo accademico. Ma poche partecipano ai comitati di indirizzo dei corsi di studio. Ancora più malmesso è il canale tra imprese e istituti tecnici: solo un’azienda su quattro è legata alle scuole. Nel complesso è “basso” il livello di conoscenza dell’offerta di formazione specialistica da parte delle imprese.
E se si allarga lo sguardo anche ai licei, il quadro peggiora: solo il 9 per cento degli studenti delle scuole superiori è stato coinvolto nell’alternanza scuola­/lavoro. È l’ultima scommessa di Matteo Renzi e della sua Buona Scuola: stimolare l’osmosi con 200 ore di formazioni negli ultimi 3 anni di liceo e 400 negli istituti tecnici e professionali. Ma non si conoscono ancora il destino dei 100 milioni di finanziamenti stanziati, la sorte della Carta dei diritti e dei doveri degli studenti e il destino del Registro nazionale dell’alternanza (che dovrebbe includere le imprese disposte a collaborare con le scuole).
Italia bella ma non attraente
Nella rivoluzione industriale 4.0, “la capacità di attrarre talenti esteri” è indicato come altro fattore di sviluppo. Peccato che l’Italia sia lontana dalla top ten dei Paesi capaci di farlo (Svizzera, Singapore, Lussemburgo, Usa, Danimarca, Svezia, UK, Norvegia, Canada e Finlandia). L’Italia è 41esima, la peggiore tra le grandi economie mondiali. Non è solo una questione di salute economica (posizione 32) né di mercato del lavoro (91esima).
L’Italia non è attraente anche perché “poco aperta verso l’estero: in questa voce è in 97esima piazza. “La mobilità è diventata un fattore chiave delle sviluppo”, affermano gli autori dello studio Bruno Lanvin e Paul Evans. “Il talento non può essere sfruttato appieno se la mobilità internazionale e la ‘circolazione dei cervelli’ non viene incoraggiata”.
Tra mobilità e posto fisso
Mobilità. Non solo dei cervelli. Per evitare che la quarta rivoluzione industriale incida sull’occupazione, occorre anche “flessibilità”. O, per essere più precisi “supporto alla mobilità e rotazione dei posti di lavoro”. Addio al posto fisso. Che però non significa disoccupazione ma un sostegno alle altre forme contrattuali e alle politiche attive. Lo statuto delle partite Iva, in attesa dei dettagli che arriveranno con la sua approvazione, dovrebbe estendere alcune garanzie ai lavoratori autonomi, visti finalmente come un categoria degna e non solo come una distorsione da correggere.
Le grandi assenti sono le politiche attive sul lavoro. Per i nuovi assunti, i vecchi contratti sono già un ricordo. Ma per chi è senza lavoro, l’efficienza dei centri per l’impiego è ancora un miraggio. E solo dal primo gennaio si è messa in moto l’Anpal, l’Agenzia nazionale che il Jobs Act ha previsto come centro direzionale delle politiche attive. Nel frattempo, però, si è creato un vuoto tra il posto fisso e il sostegno alla mobilità ancora da colmare.
Le donne e il talento dimenticato
Il Wef dedica un intero capitolo del report alle donne. “Un’impresa su quattro indica la valorizzazione del talento femminile come un fattore chiave” per il il lavoro del futuro. E il 53 per cento degli intervistati indica “la promozione della partecipazione femminile” come “una priorità”.
In Italia, invece, il fattore “d” è relegato in fondo alla classifica. Ottavo motore di sviluppo su otto categorie. Guardando ai nostri vicini, per i tedeschi è al quinto posto. Per i francesi al terzo (al pari di mobilità e formazione). E sarà decisivo per un britannico su tre. Solo il 13 per cento degli intervistati italiani, invece, lo definisce strategicamente importante. E se questa è la premessa, nei prossimi anni quello femminile continuerà a essere talento sprecato.

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2 pensieri su “LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE, “The Future of Jobs”

  1. RAI 3 ieri, Presa Diretta tra robotica e computers

    Interessante trasmissione sui progressi della robotica e della IA .
    Dal Ristorante senza camerieri “umani”, all’ospedale senza personale di pulizia, dalle fabbriche automatizzate alle diagnosi sanitarie, dal pizzaiolo alla domotica, dall’avvocato (Ross Robot assunto in Baker & Hostetler) al giornalista, …..
    Tanti esempi di “sostituzione” dell’uomo con la macchina da lui creata che non riposa mai, lavora 7/24 e costerà meno di 1 dollaro all’ora !
    Il “Machine learning” e ancor più il “Learning by observation” dei robot é il vero fatto “disruptive” di questo decennio che potrebbe rendere superflui il 47% dei posti di lavoro di oggi entro il 2030!

    “Presa Diretta entra nel mondo del lavoro con un’inchiesta piena di sorprese: IL PIANETA DEI ROBOT. La concorrenza delle macchine, che lavorano di più e meglio di noi, è sempre più spietata. ”

    “Robot e computer prenderanno il nostro posto praticamente in tutti i settori professionali. Non è solo il futuro, accade già. I robot possono essere medici, operai, segretarie, cuochi, giornalisti, traduttori.

    Si parla di ” 5 milioni di posti di lavoro persi entro il 2020 nel mondo (saldo tra 7,1 milioni persi e 2,1 milioni di nuove professionalità), questo sarà l’effetto della diffusione dei robot e dell’intelligenza artificiale secondo un rapporto diffuso dal World Economic Forum quest’anno. Anche un recentissimo studio della Bank of England sul futuro dell’occupazione ci dice che digitalizzazione, automazione ed informatizzazione dei processi metteranno a rischio complessivamente, un terzo dei posti di lavoro. Cambiano i modelli produttivi, ieri la tecnologia sostituiva le tute blu, oggi i colletti bianchi. E domani? A PresaDiretta un’attenta riflessione sulle contromisure necessarie per non fermare il progresso e trovare soluzioni praticabili per il futuro di tutti. Come l’idea di garantire a ogni cittadino un reddito annuale in modo incondizionato: una strada allo studio di economisti ed esperti di tutto il mondo” …..
    …..” JOHN SMITH, uno dei 5000 ricercatori che nel mondo lavorano al progetto Watson, spiega: “Il cancro della pelle ogni anno colpisce da 2 a 3 milioni di persone in tutto il mondo, e il melanoma in particolare è una forma molto letale. Sono più di 10.000 le persone che annualmente muoiono di questo tumore. Uno dei progetti su cui stiamo lavorando in IBM è un computer che possa osservare le immagini della pelle e capire se si tratti di un melanoma o di un’altra malattia della pelle. Questo è un iphone ma se aggiungiamo questo apparecchio…. si chiama dermatoscopio, il medico fa una fotografia come questa e poi chiede al computer di cosa si tratta, e il computer risponde…sì ok, questo è un melanoma. Watson – l’algoritmo sviluppato dal ibm che è dentro al telefono –, è in grado di riconoscere al 95% il tumore, i dermatologi, invece, raggiungono una precisione tra il 75% e l’84%. Questi algoritmi, quindi, sono più precisi rispetto ai medici. E per avere queste informazioni basta pochissimo, un secondo”.

    Dice il capo della divisione innovazione Shahram Ebadollahi :“Al momento Watson salute ha un impatto su 300 milioni di vite, ma in futuro si spera 7 miliardi di persone, tutto il mondo. La conoscenza sta diventando così estesa che non esiste nessun essere umano al mondo che possa leggere tutte le migliaia di pubblicazioni che escono continuamente. Queste tecnologie che chiamiamo cognitive invece, più dati leggono, più pubblicazioni vedono, più imparano, più diventano precise”

    Non allarmiamoci, troveremo nuovi paradigmi di vita e lavorativi con qualità probabilmente migliore !
    E supereremo anche con l’aiuto della stessa tecnologia i rischi così ben delineati nell’Enciclica “Laudato Si” al punto 47 a proposito di media e mondo digitale :
    “Si richiede uno sforzo affinchè tali mezzi si traducano in un nuovo sviluppo culturale dell’umanità e non in un dteterioramento della sua ricchezza più profonda. La vera sapienza, frutto della riflessione, del dialogo e dell’incontro generoso tra le persone non si acquisisce con una mera accumulazione di dati ……La comunicazione mediata da internet permette di selezionare o eliminare relazioni secondo il nostro arbitrio e …… genera un nuovo tipo di emozioni artificiali … A volte i mezzi attuali ci impediscono di prendere contatto diretto con l’angoscia, con il tremore, con la gioia dell’altro e con la complessità della sua esperienza personale. Non stupirsi che “vada crescendo una profonda e malinconica insoddisfazione nelle relazionoi interpersonali, o un dannoso isolamento”

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  2. MONDO DEL LAVORO e UFFICIO DEL FUTURO
    (un estratto da COR:COM del 24 ottobre)

    L’ufficio del futuro? Esiste già e rispecchia il nuovo mondo del lavoro
    Cambia il mondo del lavoro e cambiano necessariamente i luoghi dove si lavora, nell’uso e nelle dimensioni. Gli uffici di ultima generazione sono ecosistemi che rispecchiano un’evoluzione culturale nei tempi e nei modi di lavorare: hub polifunzionali, con servizi di ogni tipo, atti a favorire sinergie e a potenziare il business
    Cambia il mondo del lavoro e cambiano necessariamente i luoghi dove si lavora, nell’uso e nelle dimensioni.

    Cambia di conseguenza il modo di progettare: dall’edificio all’intero arredo del singolo ufficio. Sotto la spinta congiunta dell’innovazione tecnologica e della necessità sempre più pressante di contenere i costi, diminuisce costantemente il fabbisogno di metri quadrati ma, contemporaneamente, può e deve aumentare la qualità degli spazi.

    Dagli uffici condivisi ai business club, dai temporary office agli spazi di coworking fioriscono diversi modelli che aiutano a ripensare il mondo del lavoro, assecondando nuovi paradigmi di progettazione ma anche di socializzazione, all’insegna dello smart working e di nuovi ecosistemi di scambio a supporto del business.
    …………………………………
    NdR Conseguenza logica già in atto anche in Italia nelle nuove sedi di varie aziende soprattutto multinazionali, esempi virtuosi di logistica del posto di lavoro !

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