Digital Business Disruption e Social Transformation

Come trasformare il cambiamento in un’opportunità?

HBR (Harvard Business Review) Italia ha recentemente affrontato la  parlando di “attacco eversivo che le tecnologie emergenti stanno portando alle categotie ontologiche di spazio, tempo e soggetto”
In vari capitoli, introducendo provocatoriamente neologismi nei vari settori, vengono affrontati temi diversi che vanno oltre la prospettiva di una pur importante trasformazione unicamente ingegneristica e tecnologica:
1) Disruption “tecnontologica” che riguarda natura e scopo delle organizzazioni ma anche modelli e pratiche di business correnti: rimodellando (a) il rapporto tra spazio e codice software (si pensi a uno store che al mio passaggio mi invii un coupon sullo smartphone), (b) l’operazionalità del tempo digitale basato sul real-time delle macchine (non il mio) in grado di processare informazioni e servizi in millesecondi, (c) le soggettività computazionali emergenti tramite la codificazione dei soggetti umani in rete e l’introduzione di algoritmi artificiali con capacità di decisione e d’azione.
2) Platfirm (fusione tra platform e firm) , considerando le organizzazioni come piattaforme ( Facebook, Ebay, Google, Uber, Airbnb, ma anche Nike) secondo cui le aziende agiscono per mobilitare attori diversi per ottenerne benefici e vantaggi di costi, investimenti, processi di learning, …
3) Markething (incontro tra marketing e IoT): attraverso connessione costante, intimacy crescente, …in una logica service-dominant, oltre che esperienziale e di relazione. Marketing basato su automatizzazione, partecipazione (sharing economy), cocreazione (open innovation), augmented storytelling (mixando analytics e narrazione)
4) Leadershift: cambiano i modelli tradizionali di leadership e decision making verso sistemi privi in buona parte delle funzioni manageriali (bossless), caratterizzati da self-management e social leadership; aziende guidate in molti casi da dati e algoritmi (l’ultima e definitiva interfaccia col mondo) piuttosto che dalle più tradizionali forme di esperienza, senso comune, intuizione, sensi e intelligenza umana

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Un pensiero su “Digital Business Disruption e Social Transformation

  1. ANCHE IL CONTENT MARKETING (coi BIG DATA) IN FUNZIONE DISRUPTIVE

    (da DIGITALIC)
    “Le aziende sentono sempre più la necessità di investire in content marketing perché, si sa, i contenuti sono un modo per emozionare gli utenti. Prima di emozionare, è necessario creare i cosiddetti contenuti di valore che vi aiuteranno ad attrarre dei potenziali clienti per poi raggiungere il vostro obiettivo di conversione. Cos’è un contenuto di valore? Un contenuto di valore è qualcosa di strettamente legato alla propria attività, in altre parole non esiste una formula universale. Il pubblico deve conoscere un prodotto, deve essere educato rispetto ad un servizio e fidarsi di un brand. Solo allora effettuerà l’acquisto.
    In questo discorso c’è qualcosa di cui ancora si sottovalutano le potenzialità: l’intreccio tra i contenuti e i big data.
    Big Data e Content Marketing per raccontare il brand e creare conversioni
    Tutti noi conosciamo il valore di questi due elementi singolarmente, ma raramente si parla della loro collaborazione. Il punto d’incontro è la creazione di una narrazione attraverso l’utilizzo di dati originali, i cosiddetti data-driven content. Grazie ad essi le aziende possono approcciarsi al tanto discusso storytelling, quindi raccontare storie, di cui l’uomo ha bisogno per sua natura, ma soprattutto raccontarsi.

    Il data-driven content marketing non permette solo di generare dei contenuti originali ed in linea su quanto gli utenti si aspettano e richiedono, ma consente anche di misurare le proprie strategie per correggere gli errori.
    Raccogliere quindi i dati degli utenti per creare delle content strategy che siano capaci di convertire. Ma non solo. Il continuo flusso di dati generati dagli utenti va a dare forma e sostanza al mondo dei big data. In una sorta di darwinismo digitale in cui soltanto i migliori sopravvivono, la rincorsa ai contenuti che non muoiono mai è una sfida difficilissima da vincere. Qualsiasi contenuto, per quanto originale, prima o poi diventerà vecchio. Ed ecco che quindi la necessità di aggiornarli diventa un ulteriore peso. C’è solo un tipo di contenuto che non invecchierà mai, quello generato dagli utenti.
    Oggi i software infatti sono in grado di raccogliere i contenuti generati dagli utenti intorno a determinati argomenti e vanno a raccoglierli in un unico contenitore. Praticamente si tratta di siti che sono generati dagli utenti stessi, con la finalità di facilitare la fruizione dei contenuti da parte di persone che sono lì e vogliono avere tutto a portata di click. Ad esempio, SportBuzz (http://www.mysportbuzz.com/it) è un sito in grado di raccogliere in tempo reale il buzz degli utenti che ha come argomento lo sport per rendere la fruizione dei dati più semplice e comoda. Questo ragionamento è estendibile a qualsiasi settore merceologico: poter usufruire in real time dei trending topic per avere accesso immediato alle notizie cui si è interessati.
    Parliamo quindi di integrazione tra big data e social network, gli stessi contenuti quindi da cui si parte e a cui si arriva quando si parla di content marketing”

    Content Mktg, Big Data e Social, sinergie fondamentali per creare una nuova generazione di valori condivisi attraverso una comunicazione sempre più “disruptive” (NdR)

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