L’alta moda “in affitto”: Fashion sharing economy

Sorgente: L’alta moda “in affitto”

La notizia dell’avanzare della sharing economy, contaminando tutti i settori dedicati ai mercati tradizionale, non ci ha sorpreso, perchè la diffusione delle tendenze nel mondo digitale è rapidissima e capillare. Affittare capi d’alta moda, però non credevo avvenisse in tempo breve, complimenti ai pioneri di questo nuovo metodo di business. Abbiamo riportato l’articolo della stampa e l’intervista alle fondatrici di DrexCode l’azienda che gestisce la piattaforma digitale per il noleggio dei capi di alta moda, che dopo aver  scelto l’abito preferito tra i modelli delle ultime collezioni, si ordina il capo, e si restituisce sempre tramite corriere.

Intervista a Valeria Cambrea e Federica Storace (Drexcode)

 

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5 pensieri su “L’alta moda “in affitto”: Fashion sharing economy

  1. Anche l’Alta Moda si adegua alla modernità della Sharing Economy dove l’utilizzo viene privilegiato rispetto alla proprietà e molti possono accedere anche a prodotti/servizi una volta riservati a pochi.
    Si allunga l’elenco delle iniziative imprenditoriali in tal senso, coinvolgendo nuovi settori e allargando un mercato dalle prospettive incalcolabili: il Dipartimento si fa interprete di questa tendenza e si pone al servizio di chiunque sia interessato ad approfondire questo fenomeno dirompente.

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    1. La formula è interessante, ed ha attirato molti investitori, rimane però da chiarire che questo tipo di business c’era anche prima, come tanti altri, poi risucchiati dalle sharing economy. Oggi tramite le piattaforme digitali, l’espansione e la velocità di diffusione su internet, ha modificato i metodi tradizionali di approccio al mercato, e le dinamiche del rapporto cliente fornitore. Questo perché il digitale favorisce meglio l’economia se questa si rende in forme low cost, disponibili ad un maggiore ed ampio target, favorendo gli scambi, ma soprattutto evitando i costi fiscali del mercato tradizionale. Dove il rapporto tra chi compra o noleggia e chi vende od ottiene in prestito, è regolato da un software.

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  2. E anche l’imprenditoria milanese fa la sua parte con DressYouCan di Caterina Maestro, lanciando la Sharing dei vestiti di alta moda (e non solo): anche per dimostrare, qualora ci fosse qualche dubbio, che in fatto di spirito di iniziativa, creatività e innovazione non siamo secondi a nessuno in particolare in un settore, quello della moda, da sempre un’eccellenza del Bel Paese.

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  3. Da Forum FPA Lonbardia (estratto):
    LEGGE SHARING ECONOMY: … Tra startup, privati e PA cui prodest?

    “Molti dubbi già avanzati da chi afferma che la legge non può considerarsi “per” la sharing economy, perché nei fatti ucciderebbe l’ecosistema di start up nascente.
    Qui i principali punti sottolineati in conferenza (con un’attenzione particolare …… al tema “PA collaborativa”).
    1 Esclusione dal perimetro della legge delle piattaforme che operano intermediazione a favore di operatori professionali iscritti al registro delle imprese;
    2 Obbligo per le piattaforme di dotarsi di un documento di policy, che sarà soggetto a parere ed approvazione dell’AGCM (= Antitrust);
    3 Istituzione di un “Registro elettronico nazionale delle piattaforme digitali dell’economia della condivisione” presso l’AGCM;
    4 Previsioni da policy: Modalità di registrazione univoche per tutti gli utenti, no falsi profili: dati anagrafici, residenza, codice fiscale; Condizioni contrattuali tra la piattaforma e gli utenti; Transazioni di denaro attraverso sistemi di pagamento elettronico; Informazione o verifica delle coperture assicurative necessarie; Trasparenza dei criteri di classificazione reputazionale;
    5 Distinzione tra chi svolge microattività non professionale ad integrazione del reddito da lavoro e chi invece opera a livello professionale o imprenditoriale a tutti gli effetti. Soglia fissata a 10.000 euro con imposta al 10%, la piattaforma agisce da sostituito d’imposta;
    6 Previsione di processi di armonizzazione progressiva con norme comunitarie e di settore;
    7 Aumento del gettito fiscale per lo Stato stimato in 150 milioni di euro nel 2016 (3 miliardi al 2015), da destinare a politiche di innovazione, in particolare orientate all’aumento di competenze digitali nelle aziende, prevedendo la deducibilità per le stesse piattaforme che decidono di investire in nuove competenze ICT;
    8 Accordo con ANCI per abilitare sperimentazioni per la condivisione di beni e servizi nella PA locale”

    Una prima impressione é che la bozza di legge tenda a tarpare le ali (con tanti paletti normativi) a questa forma innovativa di economia (e di consumo), sotto la spinta di ideologie conservatrici e di potenti lobby dei vari settori preoccupati dalla concorrenza innovativa della S.E.

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