Parole chiave per gestire l’innovazione tecnologica, “Resilienza” e “Visione Olistica”

Le parole chiave in voga sulle nuove tecnologie attuali sono resilienza e visione olistica.

Resilienza” Definizione di Wikipedia:

“la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità. Persone resilienti sono coloro che immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti.”. (Wikipedia).

Il concetto di Resilienza viene espresso sia dalla scienza dei materiali, quindi dalla fisica, che dalla psicologia, ed è proprio l’abbinamento delle due radici originarie che ci fa capire, l’importanza del concetto, in maniera trasversale. C’è una resilienza caratterizzata da fattori fisici, ed un’altra da fattori psicologici, quindi l’unione delle due cose fa comprendere come affrontare la sfida delle nuove tecnologie emergenti che stanno radicalmente cambiando il paradigma della vita sociale. Anche il progresso tecnologico è trasversale comprendendo dentro di sè, in maniera pervasiva, tutti i settori importanti della vita del singolo individuo, e proponendo un nuovo modo di socialità. Quindi in tecnologia la definizione acquisisce un nuovo significato, infatti bisogna considerare la resilienza come la forza di affrontare ogni volta nuove dinamiche e difficoltà, nel lavoro e nella vita, considerando la rivoluzione digitale in atto, che ci richiede sempre sforzi maggiori per manovrare ed essere padroni degli strumenti tecnologici. Combinando sia il lato fisico, e quello psicologico, acquisendo forza dagli sforzi della mente e del corpo, nel tentativo di gestire i cambiamenti repentini e radicali in atto in questo periodo storico.

Smart Citizen, Smart City, Smart Working e Social Media per la resilienza. Frank van Steenwinkl, fondatore di Fidecity ha parlato al Convegno del 15 ottobre a Smart City Exhibition, coinvolgendo attivamente i partecipanti al convegno “La città resiliente: raccogliere, condividere ed analizzare i dati per la sicurezza del territorio e dell’ambiente”.
La smart city non può che essere resiliente. E secondo Frank van Steenwinkl, fondatore di Fidecity, tra i principali sensori di una città sono da annoverare gli stessi cittadini, che “con i loro dispositivi mobili possono rilevare attivamente informazioni o passivamente essere oggetto di rilevazioni finalizzate alla previsione e alla gestione di disastri ed emergenze”. Il riconoscerlo per una città significa rendersi conto di poter contare su un sistema di rilevazione in tempo reale che, se ben gestito, secondo l’esperienza maturata da Fidecity, potrebbe far risparmiare spese in infrastrutture di sensori fisici ad alto costo di manutenzione. Parlando di resilienza dobbiamo infatti considerare che “gli utenti di social network ovvero i cittadini non solo sono creatori e ricettori di informazione, ma aggiungono valore nel rilevare situazioni critiche e diffondere quell’informazione sui social network”.

 “Visione olistica” Definizione di Wikipedia:

L’olismo (dal greco όλος, cioè “la totalità”) è una posizione teorica basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possono essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. Dal punto di vista “olistico”, la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente della somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente. Un tipico esempio di struttura olistica è l’organismo biologico: un essere vivente, in quanto tale, va considerato sempre come un’unità-totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che lo costituiscono. Anche una macchina, in molti casi, non essendo esprimibile come una sommatoria funzionale delle sue parti, deve essere considerata olistica. Di un oggetto che vola, che resta e si muove per aria come l’aeroplano, ad esempio, è difficile dire che funzioni come “somma dei suoi componenti”. Esso infatti, come sommatoria funzionale delle sue parti, non sarebbe identificabile con un “oggetto che vola”.

La parola, insieme all’aggettivo olistico, è stata coniata negli anni venti da Jan Smuts (1870-1950), uomo politico, intellettuale e filosofo sudafricano, autore di Holism and Evolution (“Olismo ed evoluzione”), del 1926. Essendo Smuts un convinto evoluzionista, l’olismo è secondo lui anche esprimibile come il frutto strutturale di un'”evoluzione emergente“, dove la complessità strutturale che ne deriva in un ente non è riducibile ai suoi aggregati. Secondo l’Oxford English Dictionary, Smuts ha definito l’olismo come: «…la tendenza, in natura, a formare interi che sono più grandi della somma delle parti, attraverso l’evoluzione creativa».

La visione “olistica” e’ quindi una visione globale dell’essere umano in quanto tale e delle sue interrelazioni con la realtà ordinaria e con il mondo sovrasensibile. In forza di questa visione, l’essere umano diviene un’unita’ multidimensionale di corpo, mente e spirito unificata dal centro luminoso della coscienza.

Il concetto di Ecosistema Digitale,  è una visione olistica della rete che trova fondamenti scientifici nelle più recenti teorie sui sistemi complessi e sullo sviluppo delle reti a invarianza di scala come Internet.

 

Elementi base di un ecosistema digitale sono, oltre al sito Internet, i nuovi strumenti resi possibili dal Web tra cui Blog, Microblog, Podcast, Social Networks, Social Media, Forum, Wiki, Mashup, e tutti quei canali e luoghi digitali con cui è possibile “comunicare”, magari a target diversi ma in un’ottica fortemente integrata, pianificata accuratamente e gestita con continuità. La tecnologia non la si interpreta, la si fa.

 

 

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