Sharing economy, ecco l’UBER del trasporto pacchi e logistica, PARCL

L’idea di Parcl è nata quando alcuni amici si sono trovati in bisogno di una consegna in tutto al mondo per la collezione. Purtroppo, non vi era alcuna società in grado di offrire proprio quello che cercavamo. C’erano un sacco di persone normali, che avrebbero potuto potenzialmente aiutarli subito solo perché vivevano nel paese giusto. Ma come potevano raggiungere queste persone?

Negozio ovunque, consegnare tutto.

Parcl è la consegna dell’acquisto online, il sistema è basato sulla comunità di “spedizioneri” che possono essere reclutati ovunque. Accoppiano “shoppers” che necessitano di assistenza con l’acquisto nei negozi all’estero, o, addirittura luoghi fisici con “spedizionieri” che sono in grado di acquistare e spedire i prodotti. La consegna è una parte integrante dell’esperienza di shopping e degli affari procedura di acquisto online. Secondo uno studio 2014 commissionato da UPS, acquirenti online in tutto il mondo sono sempre più alla ricerca di metodi alternativi di consegna. Opzioni di consegna limitati sono citati come la ragione per il 57% di abbandono del carrello quando lo shopping online. Parcl.com sta rivoluzionando il business delle consegne a domicilio da  praticamente eliminando situazioni in cui il consumatore non è in grado di fare acquisti in un negozio online a causa di opzioni di spedizione limitate. Il servizio innovativo offre una piattaforma online dove gli acquirenti possono selezionare spedizionieri di pacchetti, che possono aiutare con l’ordine, la spedizione al paese del cliente e fornire una serie di altri servizi correlati. Sull’altro lato del servizio, chiunque può registrarsi presso Parcl come spedizioniere e di offrire servizi di trasporto sono in grado di soddisfare. Tutti gli utenti Parcl ‘(sia gli acquirenti e gli spedizionieri) le identità sono verificate per prevenire le frodi e garantire un’esperienza sicura e sicuro per tutti. Chiunque può diventare uno spedizioniere con Parcl!

Screenshot 2015-10-03 05.01.04

Screenshot 2015-10-04 15.52.37

Annunci

8 pensieri su “Sharing economy, ecco l’UBER del trasporto pacchi e logistica, PARCL

  1. Il segreto anche di appoggiarsi al grandi carriers internazionali come UPS, DHL, TNT, FedEx, …. unendo la garanzia di brands riconosciuti ed esperti a un sistema semplice e innovativo con una copertura mondiale che gli stessi grandi brands non riescono a garantire perché per loro economicamente insostenibile. Qualche problema potrebbe forse nascere dalle differenti legislazioni locali in fatto di spedizioni e trasporti.

    Mi piace

    1. Credo che alla fine, raccolga le piccole aziende di trasporti sul territorio, che per i grandi tragitti utilizzano già i grandi carrier internazionali, il servizio è molto legato allo shopping online.

      Mi piace

  2. Si sente piuttosto (troppo ?) spesso parlare di Sharing Economy “buona” e “cattiva”: ultimamemente, in modo equilibrato, il 10 novembre all’ex Ansaldo di via Bergognone in occasione dell’incontro promosso dal Comune di Milano. Oggi da Claudia Saraceno sulle pagine di “Repubblica” in modo alquanto negativo: la S. E. è un sistema innovativo basato su nuovi paradigmi di utilizzo e di condivisione (anziché di “proprietà” in senso tradizionale) che sta rivoluzionando molte abitudini di consumo. Come tutti gli strumenti può essere utilizzato bene o male, giusto denunciarne le storture ma senza battaglie ideologiche o di retroguardia !

    Mi piace

  3. Uber, protagonista mondiale della Sharing Economy, Carlo Tursi, il suo nuovo manager in Italia, che in un’intervista a Digitalic apre dicendo: “Amo la tecnologia che semplifica la vita, che ci rende più efficienti e ci consente di risparmiare. Mi tengo sempre aggiornato sulle ultime innovazioni tecnologiche, leggo molto a riguardo e spesso sono tra i primi a provare nuovi gadgets, app e siti, a volte anche quando sono ancora in versione beta”

    Mi piace

  4. ” Personal Disruption — The Force That Will Shape 2016
    30 dic 201528.014 visualizzazioni1.854 volte consigliato171 commenti
    In this series, professionals predict the ideas and trends that will shape 2016. Read the posts here, then write your own (use #BigIdeas2016 in your piece).

    Personal disruption is the act of using a practice employed by companies — wherein a product deemed inferior by the market leader (Amazon v. Borders, Uber v. Yellow Cab) eventually upends the industry — and applying it to the individual.
    Disruption has the power to transform organizations, communities, and well, the world — but it doesn’t start on that macro level. It starts with individuals. Companies and organizations can’t disrupt, if their people don’t. ”

    La Disruption è vincente e capovolge la leadership dei mercati solo se parte anziché dal livello macro dagli individui cioè dalle persone all’interno delle organizzazioni.

    Mi piace

  5. E la PERSONAL DISRUPTION incrocia lo SMART WORKING

    Riprendiamo da Computer World:
    “Collaboration e smart working per attirare talenti
    Cresce la domanda di lavoro flessibile e la tecnologia odierna permette di interpretare i cambiamenti in atto con strumenti di unified collaboration. La spinta è forte e viene anche dalle istituzioni, ma vanno affrontati i nodi della gestione della forza lavoro digitale.”

    Il trend che ha investito il mondo del lavoro è stato infatti recepito anche dal governo italiano con un disegno di legge approvato il 28 gennaio dal Consiglio dei Ministri. Nella norma si parla chiaramente di incremento di produttività e conciliazione del lavoro con la vita privata, mentre le retribuzioni sono equiparate alle modalità tradizionali. I diritti non vengono toccati e le responsabilità sono equamente distribuite tra lavoratore e azienda. Questo mentre nel mondo, secondo IDC, un terzo dei lavori ha già caratteristiche di agilità e flessibilità e non è legato a una postazione fissa.
    Anche in Italia …. recenti studi hanno evidenziato come nel nostro Paese metà delle grandi aziende sta avviando progetti di smart working, a partire dalle banche, le cui modalità operative sono al centro di una profondissima trasformazione.

    METÀ DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE STA AVVIANDO PROGETTI DI SMART WORKING

    ….nel tentativo di completare la trasformazione digitale interessando anche la scelta di ambienti più a misura d’uomo e capaci di stimolare la creatività e modalità di lavoro meno rigide e più confacenti a una società liquida come quella del nostro tempo.
    In questo fanno scuola le grandi aziende d’oltreoceano più orientate all’innovazione, ma anche le piccole startup più brillanti, talvolta per necessità. Non è un caso che siano soprattutto queste aziende ad attirare l’interesse dei millennials***
    Impossibile, infatti, convincere oggi un giovane talento a mettere in gioco la sua creatività in un ambiente tradizionale e vincolante, ristretto nello spazio e nel tempo. I giovani cercano stimoli che solo una profonda digital transformation può offrire.
    ………..
    Peraltro smart working significa anche pari opportunità di accesso al mondo del lavoro. Scriveva qualche tempo fa Agostino Santoni, attuale Amministratore delegato di Cisco Italia: “Pensiamo in particolare alle donne, perché riteniamo che realizzare lo smart working possa essere la chiave di volta per favorire la presenza femminile nel mondo del lavoro, in tutti i settori.”

    RITENIAMO CHE REALIZZARE LO SMART WORKING POSSA ESSERE LA CHIAVE DI VOLTA PER FAVORIRE LA PRESENZA FEMMINILE NEL MONDO DEL LAVORO

    Il 2016 sembra l’anno giusto per molte aziende interessate a dar vita a progetti di questa natura, ottenendo sicuri vantaggi in termini di incremento della produttività e, secondo la legge appena varata, anche importanti sgravi fiscali.
    Il tema resta comunque delicato per molte aziende in cui l’età media dei lavoratori è piuttosto alta. In queste aziende, e soprattutto nel management di medio livello, ci sono forti resistenze al cambiamento. La posta in gioco però è altrettanto alta e le ottimizzazioni sono state quantificate in vantaggi per il sistema paese di oltre 35 miliardi di euro. Per questo le imprese che per prime hanno sperimentato il cambio di paradigma si sono preoccupate di coinvolgere tutti i soggetti interessati e spiegare i vantaggi della nuova situazione, a partire da chi aveva mansioni di responsabilità e temeva di non riuscire a controllare i dipendenti a distanza e valutarne la produttività.

    Oggi la tecnologia rende tutto questo possibile e perfino i legislatori ne hanno finalmente preso atto.”

    *** Ricordiamo che secondo molte stime nel 2025 il 75% della forza lavoro nel mondo occidentale sarà costituito da Millennials (I nati tra i primi anni 80 e i primi anni 2000) !

    Mi piace

  6. SHARING ECONOMY (alcuni flash dal Corsera del 14 marzo)

    Il modello fondato sulla condivisione e sull’attivismo del consumatore, grazie al web e ai suoi servizi, permette grandi risparmi, tiene bassi i prezzi e inibisce l’inflazione……..

    … un clic che permette di bypassare gli esercizi tradizionali, mettendo in un angolo intere filiere economiche… l’ubercapitalismo fondato sulla dematerializazione di molti passaggi produttivi a vantaggio del capitale.
    Aggiungendo ai tre big, Airbnb, Snapchat e Uber, gli altri sette magnifici “Unicorni” (aziende che quotano più di un miliardo di $), Palantir, Spacex, Pinterest, Dropbox, Wework, Theranos e Square si arriva ad oltre 80 miliardi con ca 10 mila addetti !
    Questi giganti del web creano poco lavoro con un impatto sul reddito disponibile e sui prezzi al ribasso…. una ” creative disruption” che frena i prezzi in un contesto di tassi e rendimenti dei titoli di Stato vicini allo zero e di petrolio ai minimi storici…… un nuovo modello che gli USA stanno imponendo a tutti con quattro tra le aziende più capitalizzate del mondo che si chiamano Google-Alphabet, Apple, Microsoft e Facebook !
    … è lo stesso consumatore che si è fatto mercato (il neologismo “prosumer” indica appunto il consumatore-produttore) diventando fattore propulsivo dell’economia condivisa…..

    Liked by 1 persona

  7. CIRCULAR ECONOMY, CUGINA DELLA SHARING

    ECONOMIA CIRCOLARE, QUESTA SCONOSCIUTA (contributo da Piattaforma Open Innovation)

    Di seguito alcuni chiarimenti e riferimenti per capire meglio di cosa si parla quando si dice cirucular economy e come possiamo avvicinarci a questo modello di business del futuro.

    “A circular economy seeks to rebuild capital, whether this is financial, manufactured, human, social or natural. This ensures enhanced flows of goods and services” Fondazione Ellen MacArthur

    Con l’espressione economia circolare, o circular economy, in generale si fa riferimento sia ad una visione della produzione e del consumo di beni e servizi alternativa rispetto al modello lineare, sia al ruolo della diversità come caratteristica imprescindibile dei sistemi resilienti e produttivi.
    Il nostro sistema tradizionale di produzione, cosiddetto lineare, si trova infatti oggi a fronteggiare la sfida dell’esaurimento delle risorse parallelamente a un crescente incremento della domanda. Recenti studi stimano l’aumento dei prezzi delle commodity dal 2002 al 2010 pari al 150% e l’accesso al mercato entro il 2030 di circa tre miliardi di nuovi consumatori (Rapporto GEO, 2015)

    Nel processo lineare, take-make-dispose, si va dalle materie prime vergini alla fine vita di un prodotto (ovvero discarica) attraverso i processi intermedi di trasformazione e consumo. La limitata disponibilità di risorse e i flussi aperti di energia, materia, acqua etc. che accompagnano il processo, così come i flussi in uscita di inquinanti, di gas serra, di acque reflue, di rifiuti, di scarti di lavorazione etc. sono quindi i principali ostacoli che si trova a fronteggiare oggi la produzione lineare.
    In questo contesto si fa sempre più forte l’esigenza di trovare modelli di business e di produzione alternativi che disgiungano la crescita dal consumo di risorse naturali. L’idea di economia circolare nasce in questa prospettiva, con l’idea di sostituire il concetto di fine vita di un prodotto con quello di ricostruzione (restoration), ovvero un modello in grado di potersi rigenerare da solo, in contrapposizione al sistema lineare tradizionale.
    Così come approfondito nel recente saggio Waste to Wealth: The Circular Economy Advantage di Peter Lacy e Jakob Rutqvist, appena pubblicato per l’Italia, l’economia circolare permette lo sviluppo economico entro i limiti delle risorse naturali e consente alle aziende di innovare facendo ‘ di più con meno ‘.

    La definizione riconosciuta come più autorevole per questo nuovo modello produttivo, è quella della Fondazione Ellen MacArthur (EMF) di “economia industriale che è concettualmente rigenerativa e riproduce la natura nel migliorare e ottimizzare in modo attivo i sistemi mediante i quali opera” (EMF, 2012, “Towards the Circular Economy”). Sempre la EMF attribuisce all’economia circolare due principali flussi di materiale: biologico e tecnico, come sintetizzato nella Figura 1 (Ellen MacArthur Foundation).

    Il Green Economy Observatory (GEO) dello IEFE Bocconi, ha svolto una ricerca approfondita sulla circular economy che ne inquadra anche le cause di inefficienze che spesso si riscontrano in questo sistema, i “leakeges” le cosiddette fuoriuscite, punti del ciclo in cui non vi è chiusura. Queste fuoriuscite possono dovute ad una mancata valorizzazione degli scarti derivante da inerzie del sistema attribuibili a fattori culturali, istituzionali, tecnologici, di mercato ecc. e si possono superare attraverso elementi interni strategici per stimolare la chiusura di ogni fase del processo. Il report prosegue quindi individuando un esempio di best practice aziendali per ogni fase di un processo circolare: Approvvigionamento, Design, Produzione, Distribuzione, Consumo, Raccolta e Riciclo.

    NdR
    Bene parlarne, più importante rimuovere ostacoli burocratici/di potere e culturali/mentali che ne frenano lo sviluppo così come per la Sharing con una legge in gestazione che pare più volta ai controlli e ai paletti che alla spinta e allo sviluppo !

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...