Expo 2015 e Sharing economy

Riportiamo un intervista a Marta Mainieri

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Consulente di marketing digitale, si occupa di sharing economy e fondatrice di
Collaboriamo.org, un servizio che ha lo scopo di riunire tutti i servizi collaborativi italiani per dargli visibilità e farli conoscere e usare a un numero sempre maggiore di persone.
Il peso della sharing economy in Italia. Siamo pronti a condividere?
Il 13% della popolazione in Italia ha preso parte almeno una volta all’economia
collaborativa. Dal 2011 ad oggi i numeri sono più che triplicati in particolare nell’ambito dei trasporti, delle energie, dell’alimentazione e del design. Ce lo raccontano a Sharitaly, l’evento italiano sull’economia collaborativa curato da Collaboriamo.org con il contributo di Università Cattolica del Sacro Cuore e Fondazione Eni Enrico Mattei, che si è proposto di riflettere sul potenziale di nuovi modelli di produzione e di consumo basati sul riuso e sulla condivisione. Abbiamo chiesto a Marta Mainieri quanto conta questo fenomeno oggi e quanto può essere un’opportunità per start up, aziende e amministrazioni per rispondere alle sfide alle quali cui vanno incontro le nostre città.
Cos’è l’economia collaborativa?

È una nuova economia che sta nascendo e che sfrutta le nuove tecnologie per proporre forme antiche come il baratto e lo scambio, le porta su una scala più ampia reinventandole e dando una possibilità maggiore di utilizzo.  Sono pratiche che favoriscono l’uso e lo sfruttamento del bene privilegiando il riuso piuttosto che l’acquisto e l’accesso piuttosto che la proprietà.

Quanto conta l’economia collaborativi nel nostro Paese?

In Usa il 52 % delle persone hanno scambiato o prestato dei beni, in Inghilterra siamo al 64%. In Italia i numeri sono molto più bassi. Però va detto che con un 13% della popolazione che ha utilizzato almeno una volta servizi di sharing, l’economia collaborativa in Italia si avvicina al “tipping point”[1] per la diffusione di un fenomeno tra la popolazione (individuato da Everett M. Rogers al 15%). A questo 13% si deve aggiungere, poi, un altro 10% che si dichiara interessato, mentre il 59% conosce il fenomeno almeno per sentito dire. Secondo la ricerca di Duepuntozero DOXA presentata a Sharitaly tra i servizi più utilizzati ci sono quelli legati alla mobilità (car-sharing), all’alloggio condiviso, allo scambio e al baratto. Tra le resistenze di chi non ha provato i servizi di sharing, le più diffuse riguardano sia la condivisione di beni di proprietà sia la fiducia verso gli altri.

Quanto può incidere questo modello rispetto a quello di economia di mercato trad
izionale?

Una ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore presentata da Silvia Mazzu
cotelli Salice, ci dice che come volumi abbiamo circa 160 piattaforme di scambio
 e condivisione, circa 40 esperienze di autoproduzione, circa 60 di crowding (di
 cui 27  attive e 14 in fase di lancio). Che si tratti di “sharing” per la condi
visione di beni, servizi, informazioni, spazi, tempo o competenze, di “bartering
”, ovvero il baratto tra privati ma anche tra aziende o di “crowding” con pratic
he come il crowdsourcing e crowdfunding ma anche di “making” cioè di autoproduzi
one e fabbricazione digitale (fablab), dal 2011 a oggi i numeri sono più che tri
plicati, in particolare nell’ambito del turismo, dei trasporti, delle energie, d
ell’alimentazione e del design.
Sicuramente per gli italiani è un inizio, però in altri paesi dove il mercato è
cominciato prima i numeri ci sono e questo ci fa pensare che anche da noi la sha
ring economy inciderà di più. Le piattaforme permettono di cambiare la vita di t
utti i giorni in maniera concreta perché ogni persona può guadagnare e risparmia
re, ha la possibilità di costruire un legame di comunità e delle opportunità di
conoscenza.

Ci puoi raccontare qualche esempio di piattaforme di economia dello scambio?

Nel mio libro analizzo i servizi collaborativi digitali ossia quei servizi peer to peer che mettono in contatto le persone e che utilizzano la tecnologia. Il più famoso è Airbnb che mette in contatto le persone per condividere la casa o una stanza ed è un servizio molto utile per chi viaggia. Oggi si condivide anche il passaggio auto con blablacar.it, la partita di calcio con Fubles, gli oggetti con swap.com. Si può condividere anche il tempo su timerepublik, si può prestare il denaro come si può fare nelle numerose piattaforme di crowdfunding.

Visto che parliamo di forme antiche di scambio, quanto la digitalizzazione fa la
 differenza nella diffusione di questi servizi?

Le nuove tecnologie hanno permesso di riprendere queste forme e diffonderle ad ampia scala: prima potevo scambiare con i vicini di casa o andando in mercatini dell’usato mentre oggi scambio in tutto il mondo. La directory Collaboriamo.org monitora e registra i servizi collaborativi italiani: servizi giovani, nati per l
a maggior parte tra il 2012 e il 2013, in crescita seppur con qualche difficoltà
.

E quanto ai risultati di questi servizi?

Crescono bene le start up internazionali che arrivano in Italia (Airbnb registra nell’ultimo anno un +354% con 50mila alloggi disponibili e 12mila ospiti al giorno, mentre Blablacar riporta ogni giorno un +150%), ma anche alcune piattaforme italiane. Fubles, per esempio (337mila giocatori per 77mila partite giocate) o
Gnammo (12mila iscritti con +4500 gnammers) sono significative per la loro capacità di creare relazioni con l’economia tradizionale.

A questo punto una domanda sulla manifestazione appena conclusa: perché Sharital
y?

Sharitaly è nata dopo un anno di lavoro su questi temi perché ci siamo resi conto che esiste un movimento che sta crescendo e che ha voglia di farsi conoscere, ma fa fatica a raggiungere un pubblico più ampio. Nello stesso tempo abbiamo anche riscontrato un certo pregiudizio sul fatto che gli italiani non sono pronti alla condivisione o che in Italia manchino totalmente alcuni fenomeni del genere legati allo scambio e alla reciprocità. Il movimento invece esiste, anche se è relativamente giovane, le persone sono molto attive, e questo evento ha permesso di mettere in luce le potenzialità di questi strumenti e della nuova economia.

[1] Con il termine “Tipping point” si indica il momento in cui una serie di piccoli cambiamenti si trasformano in un cambiamento maggiore ed irreversibile. Potrebbe essere tradotto come “punto di non ritorno”. L’utilizzo del termine è divenuto molto frequente in relazione alla meteorologia e ai mutamenti climatici.

LETTERA A PISAPIA SU MILANO ED EXPO
l’anno scorso più o meno di questi tempi scrivevo sulle pagine di questo blog una lettera aperta a Pisapia nella quale invitavo il sindaco e tutta la giunta milanese a sfruttare l’occasione di Expo per dar luce e forza a una Milano d’avanguardia in forte movimento.

“Provi a immaginare signor sindaco”, scrissi, “se tutto questo straordinario tessuto collaborativo si mettesse in moto per l’Expo 2015. Se i visitatori che arrivassero nella nostra città potessero conoscere i milanesi andando a dormire a casa loro, cenando nelle loro case, incontrandoli nei negozi, visitando i quartieri e il territorio attraverso i loro occhi, avendo loro come guide, o muovendosicon le loro macchine? I viaggiatori – non più turisti – avrebbero l’occasione di scoprire una città diversa fatta di piccole esperienze uniche e di percorsi personalizzati di conoscenza. I cittadini, le associazioni, le imprese sociali avrebbero l’occasione di guadagnare qualcosa da queste attività sentendosi parte integrante di un evento e non mero corollario”.

L’appello era figlio del lavoro che si stava facendo con il Comitato organizzati
vo di Sharexpo, un percorso volto a sensibilizzare la città di Milano sull’oppor
tunità di favorire i servizi collaborativi per far fronte al picco di domanda ge
nerato dall’esposizione universale. A un anno da quell’invito e all’avvio di Exp
o si può con soddisfazione affermare che quel lavoro, per una volta, è servito,
e che a Milano oggi è una delle tre città al mondo, insieme a Seoul ed Amsterdam
, che sta provando ad avviare un percorso programmatico sulla sharing economy.

Complice la crescita dei principali servizi collaborativi – e le polemiche conne
sse – l’attenzione verso la sharing economy è aumentata, e sempre più persone so
no disposte a mettere in condivisione i propri beni. Secondo una ricerca present
ata qualche giorno fa dall’Istituto Giuseppe Toniolo, in collaborazione con l’Un
iversità Cattolica, più del 60% dei giovani fra i 19 e i 32 anni sono disponibil
i a una visita turistica collettiva organizzata da residenti e più del 40% a dor
mire, mangiare a casa di privati o a intraprendere con questi viaggi in auto. An
cora più significativo che il 43% del campione lo farebbe anche con risparmio nu
llo o limitato, a dimostrazione del fatto che nella scelta conta la convenienza
economica ma anche l’aspetto più sociale dell’esperienza in sé.

MILANO SHARING CITY

Ed è proprio per valorizzare i benefici che genera l’economia collaborativa, e quindi per favorire la costruzione di una città più coesa e resiliente, che il Comune di Milano ha promosso “Milano sharing city”, un percorso di “facilitazione, connessione e coordinamento” dell’economia collaborativa, che ha preso avvio co
n una delibera pubblicata il 19 dicembre scorso e che, al momento, ha portato all’approvazione di un sistema di voucher per favorire la frequentazione dei coworking, a una delibera per sperimentare azioni di civic crowdfunding, all’avvio del dialogo con Airbnb per la messa in regola del servizio, alla costituzione di una rete locale di attori interessati a lavorare col Comune sul tema della sharing economy, e a breve, anche a un bando per l’apertura di un spazio in città dedicato all’economia collaborativa.

Un percorso ancora embrionale ma che ha costituito il terreno fertile sul quale si sono innestate una serie di iniziative imprenditoriali legate alla sharing economy e focalizzate su Expo.
Solo negli ultimi mesi nel capoluogo lombardo sono stati lanciati progetti come:

– Exporience, una piattaforma che propone itinerari turistici nel Nord Italia ba
sati sulla sharing economy;

– SmartforExpo, un’associazione che ha deciso di trasformare un problema –la mob
ilità durante Expo- in un’opportunità di sperimentazione dello smart working in
aziende;

– Expoincittà, una piattaforma di eventi costruita in crowdsourcing;

– Piacere Milano, un servizio che favorisce l’incontro fra cittadini e visitator
i durante Expo;

– Ciaomami, un progetto per mettere in contatto famiglie milanesi con quelle straniere (o, comunque, in visita nel capoluogo lombardo) per condividere oggetti destinati ai bambini (passeggini, carrozzine, seggiolini auto, culle, vaschette…)
 non sempre facili da portarsi dietro;

– StandbyMi, una piattaforma per mettere in contatto viaggiatori con milanesi disposti ad offrire la loro abitazione o la loro competenza e SharinGuide Milano,
una guida turistica che raccoglie tutti i luoghi fisici e digitali della Milano che condivide. Iniziative diverse che hanno come comune denominatore quello di valorizzare il territorio, i beni e le competenze dei cittadini, mostrando, così, il volto di una Milano più accogliente e innovativa e al contempo, in alcuni casi, offrendo la possibilità ai cittadini di veder ricompensati i propri sforzi.

L’Esposizione Universale, dunque, è stata fin qui un volano per la crescita della sharing economy a Milano.

Adesso, però, inizia il difficile. Quanto realizzato fino ad ora acquista senso e valore solo se Expo viene vissuta come punto di partenza e non di arrivo. Se durante i prossimi mesi l’amministrazione saprà mettere al lavoro tutti quegli operatori che si sono detti disponibili a collaborare con il Comune per diffondere la cultura e le pratiche promosse dalla sharing economy e se le startup sapranno sfruttare questo periodo speciale per costruire e far crescere la propria community.

Se tutti gli attori, insomma, sapranno portare i benefici promossi dalla sharing economy verso un pubblico più ampio. Per fare questo bisogna costruire una narrazione che al momento ancora non si intravede. Eppure è fondamentale per raccontare, valorizzare e diffondere quel che si sta facendo. Appuntamento fra un anno
per valutare i risultati.

MARTA MAINIERI
Milano, 19 maggio 2015

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