Disruptive innovation: dopo i taxi, le Autoscuole guida attaccate sui loro privilegi

I privilegi delle scuole guida ora sono attaccati da una nuova piattaforma internet, ORNIKAR.

E’ nata in Francia, la piattaforma internet in stile UBER che permette di prepararsi per gli esami della patente, con tariffe low cost rispetto una scuola guida, infatti questa start-up francese, fondata nel 2013 , a Nantes, chiamata Ornikar, ha creato una piattaforma, che permette di mettere in contatto i futuri neopatentati, con oltre settecento istruttori qualificati, abbattendo i costi anche di oltre il 50%. Sia sul prezzo e la flessibilità sono focalizzati, i due soci fondatori, ma l’obiettivo principale è l’abbattimento dei costi indotti della burocrazia statale, attraverso questa sistema, della virtualizzazione di alcune attività, si permette all’utente di poter disporre dell’ora di lezione, in qualsiasi momento nella fascia oraria dalle 6 alle 23, libero di scegliere l’orario, senza adeguarsi alla disponibilità ridotta delle scuole guida tradizionali, che fissano gli appuntamenti in base alle loro esigenze.

Il principio a cui si sono ispirati i fondatori, di 25 e 27 anni, Benjamin Gaignault e Alexandre Chartier, che racconta durante un intervista al giornale challenger.fr, e si esprime, riguardo il cambio di paradigma del business, ossia con internet ed i smart phone non c’è più bisogno, della vecchia scuola guida, che non si è mai evoluta dal secolo scorso, e che ancora annotano gli appuntamenti su un’agenda.

Il modello economico di Ornikar, è molto semplice, l’obiettivo è realizzare un economia di scala, per ridurre i costi amministrativi semplificando la logistica,  infatti è possibile, contattare un istruttore diplomato, il più vicino al luogo in cui siamo, che con la sua vettura, ci impartisce lezioni di guida. In Francia il prezzo di un ora di lezione guida può arrivare fino a 60 euro, Ornikar propone un forfait di 20 ore a 690 euro, circa 34,50 euro, prezzo letteralmente concorrenziale, inoltre è illimitato nel tempo, lo stesso discorso vale per la teoria, dove vengono fornite dispense e quiz interattivi, gli esami vengono svolti nei luoghi classici. I sindacati delle autoscuole in Francia, hanno attaccato subito la piattaforma, definendola fuorilegge, con l’accusa di «esercizio illegale dell’insegnamento della conduzione dell’automobile », il tribunale del commercio di Parigi ha dato ragione alla start up, dicendo che non commette illecito nelle sue attività, si calcola che in Francia ogni anno 1.300.000 persone sostengono l’esame della patente.

Homepage del sito http://www.ornikar.com

ornikar

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3 pensieri su “Disruptive innovation: dopo i taxi, le Autoscuole guida attaccate sui loro privilegi

  1. DA HARVARD BUSINESS REVIEW ITALIA , DICEMBRE 2015
    L’impatto della DISRUPTIVE INNOVATION sulle Risorse Umane
    di Umberto Bertelé* (sintesi)

    Il termine disruptive innovation ha avuto così successo in questi anni da assumere una connotazione sempre più generai-generica. È riferito soprattutto all’innovazione digitale e agli effetti dirompenti e devastanti (da teoria delle catastrofi) che essa può avere nei più svariati comparti dell’economia: portando al declino o alla morte interi settori, imprese leader, professionalità, mestieri. La trasversalità – come sostengono gli autori di Big-Bang Disruption, Larry Downes e Paul F. Nunes – nasce dal fatto che “Today every business is a digital business”, che non esiste cioè settore in cui non siano presenti componenti in formato digitale o digitalizzabile su cui costruire business model alternativi.
    Si fanno molte più fotografie di una volta ma con gli smartphone, mentre crollano le vendite di macchine fotografiche e chiudono i negozi che le vendevano.
    Si leggono molte più news, ma si vendono sempre meno giornali (soprattutto in formato cartaceo) e chiudono sempre più edicole. Amazon e l’e-book hanno messo in crisi le librerie.
    Sono in continuo calo le vendite di CD, ma è entrato in crisi anche il download (e con esso l’iPod) a favore dello streaming.
    La digitalizzazione dei film e dei programmi TV sta facendo cadere i confini, nell’offerta al mercato, fra operatori televisivi, telecom e imprese Internet.
    L’eCommerce mette in crisi la distribuzione tradizionale, obbligandola a ristrutturarsi profondamente.
    La sharing economy punta a rivoluzionare i servizi – quelli privati di trasporto urbano con Uber e gli alberghieri con Airbnb – destando pesanti reazioni anche politiche.
    Numerose le vittime anche illustri, a partire da Nokia e BlackBerry travolte nel passaggio dai cellulari agli smartphone.

    La disruption è destinata a proseguire o ci si avvia alla saturazione? Per rispondere occorre una premessa. I fenomeni più dirompenti degli ultimi anni si sono verificati nel B2C, come conseguenza della possibilità di accedere a Internet in mobilità e della crescita impressionante del numero (ora oltre 2 miliardi) di persone sempre connesse. Ma ci sono altri cambiamenti in atto, di grande potenzialità, che non riguardano solo il B2C e che traggono origine da un insieme di cause diverse quali: l’enorme sofisticazione del software, sempre più in grado di trattare grandi masse di dati e apprendere con l’intelligenza artificiale; lo sviluppo di nuovi sensori e attuatori; l’accelerazione della crescita nella robotica e nella stampa 3-D, che integrano software, sensori e attuatori; la possibilità, con l’Internet of Things, di effettuare controlli e comandi a distanza. Ed è mia convinzione che la disruption, in questa nuova fase, sia destinata a colpire non solo settori (auto e sanità in primis) e imprese, ma anche e forse soprattutto le risorse umane.

    I robot materiali e immateriali diventano sempre più smart, sostituendo gli umani in compiti ritenuti sinora non automatizzabili. Era ad esempio impensabile che le banche affidassero ad algoritmi la valutazione del merito di credito per la concessione dei prestiti minori o che i cosiddetti robo-adviser, software in grado di fornire consulenza in tema di gestione del risparmio, rubassero spazio (con l’eccezione dei grandi patrimoni) a gestori di fondi e consulenti.

    C’è quindi da chiedersi come dovrebbero muoversi nel prossimo futuro le Direzioni Risorse Umane, perché il cambiamento toccherà la quasi totalità delle imprese e delle amministrazioni pubbliche, e non solo le start-up innovative. Ipersemplificando, tre sono i compiti fondamentali: ……
    (a) operare in stretta interazione con i CEO per reclutare e/o far crescere all’interno chi abbia le caratteristiche e le competenze per svolgere questo ruolo, proteggendoli dalle naturali reazioni di rigetto;
    (b) sensibilizzare tutti, attraverso la formazione, all’inevitabilità del cambiamento come chiave di sopravvivenza;
    (c) gestire (il compito forse più arduo) le obsolescenze, in prospettiva sempre più numerose.

    Umberto Bertelè* Ordinario di Strategia d’Impresa, Politecnico di Milano e MIP School of Management.

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  2. La Commissione apre a Uber e alla sharing economy

    ECONOMIA, ENDIGITAL, ENINDUSTRY – ALFONSO BIANCHItwitter@AlfonsoBianchi
    2 giugno 2016print mail facebook[9] twitter single-g-share[0]
    Bruxelles presenta degli orientamenti che provano a tenere insieme l’apertura alle nuove forme dell’economia e il rispetto delle regole su fisco, diritti dei consumatori e dei lavoratori. Il gigante statunitense del trasporto passeggeri: “Gli Stati rivedano le leggi troppo restrittive”
    Bruxelles – L’Unione europea “è aperta all’innovazione e agli innovatori o preferisce mandare via persone e imprese per essere troppo restrittiva e per proteggere gli attuali modelli di impresa?”. È la domanda che ha posto all’Europa il vicepresidente della Commissione Jyrki Katainen nel presentare gli orientamenti dell’esecutivo comunitario per il settore della sharing economy. Di fatto si tratta di un’apertura verso servizi come Uber, AirBnb e BlaBlaCar, servizi che, soprattutto Uber, sono osteggiati se non vietati in diversi Paesi membri. “Alcuni pensano che ci confrontiamo con delle sfide, io che ci confrontiamo con delle opportunità”, ha affermato Katainen secondo cui quello che si deve capire è che questo nuovo modello di economia “crescerà in ogni caso”, che ci piaccia o no, ed è quindi meglio regolarlo che combatterlo se si vuole “stare dalla parte giusta della storia”.

    La comunicazione della Commissione fornisce orientamenti su come il diritto vigente dell’Ue dovrebbe essere applicato a questo settore dinamico e in rapida evoluzione, chiarendo le questioni essenziali affrontate sia dagli operatori del mercato che dalle autorità pubbliche. “Se vogliamo accogliere questi nuovi modelli economici dobbiamo assicurarci che vengano pagate le tasse, che sia garantita la sicurezza così come il rispetto dei diritti sociali e dei consumatori”, ha affermato Katainen. Ma allo stesso tempo si deve fare una distinzione tra chi svolge un’attività in maniera professionale e chi soltanto in maniera occasionale. Per questo per Bruxelles gli Stati membri dovrebbero garantire che i consumatori godano di un livello di protezione elevato dalle pratiche commerciali sleali, senza però imporre obblighi sproporzionati ai privati che forniscono servizi solo occasionalmente.

    I prestatori di servizi dovrebbero essere obbligati a ottenere autorizzazioni o licenze per l’esercizio di impresa solo se strettamente necessario a soddisfare pertinenti obiettivi di interesse generale e i divieti assoluti di un’attività dovrebbero essere attuati “solo in ultima istanza”.

    “Oggi, la Commissione europea, ha chiarito che le leggi dell’Unione europea difendono i servizi dell’economia collaborativa contro restrizioni eccessive, richiamando gli Stati Membri a rivedere le regolamentazioni troppo restrittive che ne stanno impedendo lo sviluppo”, ha esultato Uber secondo cui “nel mondo si stanno sviluppando delle nuove regole affinché autisti, passeggeri e città possano trarre pieni benefici da questi servizi.

    NdR Un passo avanti che coniuga la legalità e la trasparenza con l’innovazione diffusa e inarrestabile della Sharing Economy !

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